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    Cronache da Genova, la Stalingrado d'Italia

mercoledì 10 agosto 2011

La regione uccide il teatro dialettale

Grazie agli irresponsabili che siedono nel palazzo della regione, il teatro della Gioventù, non sara' mai piu' lo stesso. E cioè un teatro privato, che non ha finanziamenti pubblici, che paga regolarmente il canone alla Regione Liguria proprietaria dell’immobile, non ci sarà più. Infatti per sei anni, il teatro è stato gestito da Giunio Lavizzari Cuneo, uno che ci mette passione e, soprattutto, uno non allineato. Uno che non ha mai negato l’affitto della propria sala anche a coloro che non erano iscritti nei libri sacri della cultura ufficiale, anche
alle voci fuori dal coro, anche a chi non era di sinistra. Ma, ed è importante pure questo, ha dato le sue sale anche a chi la pensava in modo diametralmente opposto. Insomma, Lavizzari ha fatto del Teatro della Gioventù uno dei baricentri culturali della nostra città. Ospitando, soprattutto, le compagnie amatoriali, dialettali e di operetta che, dal basso, sono una delle anime del nostro teatro - molto più di tanti che se la tirano da superimpegnati, ma sembrano soprattutto superimpegnati a non farsi capire dal loro pubblico - ma che spesso non avevano diritto di cittadinanza nelle sale che vantano maggiori quarti di nobiltà.
Pertanto se il teatro della Gioventù rimarra' senza Giunio Lavizzari Cuneo smetterà di essere la casa del teatro dialettale e Genova sarà molto più povera.
Insomma, il teatro della Gioventù senza le compagnie dialettali e amatoriali e senza l’operetta non sarebbe più il teatro della Gioventù come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi. Ma c’è di più: senza le sinergie fra la sala di via Cesarea e il teatro Verdi di Sestri Ponente, anche il rilancio della struttura sestrese potrebbe essere rallentato, se non fermato.
Ecco, sembrerebbe che - con una sola decisione, quella della Regione Liguria - si sia riusciti a fare il massimo danno possibile. Rischiando di azzerare un patrimonio culturale e identitario della nostra città, quello del dialetto e della lingua genovese.
Mica finita. Se anche il teatro della Gioventù diventasse una sala a programmazione «normale» o, se preferite, «generalista», come quella di tante altre sale, rischierebbero di essere danneggiati anche altri teatri. Ma, soprattutto, il vero rischio potrebbe essere quello che corrono i teatri che hanno la forza e il coraggio di fare programmazione anche in periferia, primi fra tutti il Modena di Sampierdarena e il Cargo di Voltri.
I manifesti appesi in questi giorni da Lavizzari sul portone di via Cesarea, quelle scritte «vergogna!» a caratteri cubitali, quella frase choc («Il teatro della gioventù, come lo abbiamo conosciuto in questi sei anni, non ci sarà più: niente operette, niente commedie dialettali, niente commedie brillanti, niente musica, niente opera»), sono qualcosa che fa male.
Sarebbe una perdita gravissima, al di là delle commedie.

1 commento:

  1. Basta dare i soldi ai loro amici, che si chiamino ANPI, ARCI, Don Galli, Spinelli, miriade di associazioni amiche tipo diritti Gay/Trans, fino a COOP e sindacati vari. Per il dialetto (che poi e' una vera e' propria lingua) genovese ninte. Quest'anno non hanno nemmeno fatto la commedia dialettale all'expo. Una vergogna!

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