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    Cronache da Genova, la Stalingrado d'Italia

mercoledì 29 giugno 2011

Avanti o popolo, alla riscossione.... di tangenti

Continua la simpatica e consolidata abitudine di arrotondare le entrate personali da parte degli esponenti di spicco della sinistra ligure. Franco Pronzato, componente del consiglio di amministrazione dell’Enac nonché ex consulente dell'allora ministro dei Trasporti Pierluigi Bersani e attuale coordinatore del settore trasporto aereo del Pd nonche' grande amico di Claudio Burlando e Marta Vincenzi, è stato arrestato a Genova nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sul bando
di gara dell’Enac, del valore di circa 1 milione di euro, per garantire i voli di collegamento tra l’Isola d’Elba e l’aeroporto di Roma Urbe. Gli uomini della Guardia di finanza di Roma, assistiti dai loro colleghi liguri, hanno compiuto anche una perquisizione nell’appartamento. Una tangente da 40mila euro è quanto contesta la procura di Roma a Pronzato. Il dirigente, secondo l’accusa, si sarebbe "messo a disposizione" della Rotkopf, per il tramite di Vincenzo Morichini, ex amministratore del consorzio di agenzie Ina Assitalia di Roma, imprenditore vicino a Massimo D’Alema, al fine di agevolare la partecipazione della Rotkopf all’appalto, da un milione di euro, dell’Enac. In particolare, Pronzato avrebbe agevolato la società di trasporto aereo per l’ottenimento del Coa, il certificato di operatore aereo, necessario per la partecipazione alla gara. E ciò, attraverso pressioni presso l’Enac. È stato lo stesso Morichini, uno dei sei indagati nell’inchiesta del pm Paolo Ielo, ad ammettere di aver ricevuto i 40 mila euro da Viscardo Paganelli e di averli consegnata a Pronzato. Questi, a sua volta, avrebbe dato 20 mila euro a Morichini. Proprio le conferme di Morichini, insieme con le intercettazioni telefoniche, hanno determinato l’operazione di oggi del nucleo valutario della Guardia di Finanza, guidato da Leandro Cuzzocrea. L’altro episodio al centro dell’inchiesta è relativa ad una falsa fattura da 28mila euro riconducibile alla Rotkopf e per la cui liquidazione Pronzato fece delle pressioni. Solo per questo caso è coinvolto l’imprenditore Smeriglio.
Nomi di politici e somme di denaro Nell’inchiesta romana, spunta anche un appunto, sequestrato all’amministratore della Rotkopf Viscardo Paganelli, dove accanto a sei-sette nomi, anche di politici e di soggetti istituzionali, ci sono scritte somme di danaro. Si tratta, secondo quanto si è appreso, di cifre ammontanti complessivamente a circa 150/200mila euro. lcune somme sono contabilizzate e fanno riferimento a versamenti, come nel caso della Fondazione Italiana Europei. Oppure per i 40mila euro destinanti all’ex dirigente di Enac Franco Pronzato. Il sospetto è quello di un giro di tangenti più ampio ed ora il pm Paolo Ielo vuole fare luce non solo su queste altre somme di danaro, ma anche a che tipo di affari facciano riferimento. Se siano, cioè, sempre collegati all'affaire del servizio aereo per l’Elba o riguardino altre situazioni. Sarà, questo, uno dei temi dell’interrogatorio di garanzia al quale sarà sottoposto Viscardo Paganelli nei prossimi giorni. 
Poche ore dopo l’arresto l’unica reazione dettata alle agenzie di stampa è stata quella che avvertiva di come Pronzato si fosse subito autosospeso dal Pd. Il fatto è che per i «democratici» la presa di distanza è una sorta di atto dovuto nei confronti di coloro che fino a un attimo prima erano stati i loro paladini. E quest’anno per il partito in Liguria è stata davvero dura. Abituati a sottolineare con enfasi la prima intercettazione o il primo avviso di garanzia riguardante un avversario, i compagni si sono trovati nel giro di pochi mesi a dover gestire l’arresto delle loro punte di diamante.
Prima che con Pronzato, qualcosa di assai simile era accaduto con un altro esponente del Pd che veniva portato ad esempio di buona amministrazione della sinistra. Appena arrestato il «faraone» delle Cinque Terre, Franco Bonanini, l’imbarazzo nelle file del partito è stato notevole. Soprattutto con le elezioni amministrative alle porte. Dove la lista ufficiale del Pd che si presentava con un simbolo «civico» e la benedizione del partito, è stata seccamente battuta da un’altra lista espressione della sinistra più radicale. Ovviamente Bonanini è stato immediatamente «dimenticato» dal partito.
Così come risuonano ancora forti le parole di Lorenzo Basso, segretario regionale Pd, pronunciate nel momento dell’arresto di Roberto Drocchi, presidente della Riviera Basket di Vado Ligure e della Lega Pallacanestro Dilettanti, ingegnere dirigente del Comune di Vado, ex consigliere comunale del Pd a Savona e, fino al tintinnar delle manette, candidato alle elezioni amministrative del maggio scorso. Drocchi, secondo la procura, avrebbe preso «tangenti» per assegnare alcune opere pubbliche se non addirittura per evitare le gare. I soldi in realtà li avrebbe «investiti» nella squadra del Riviera Basket. Basso, per l’appunto, fece subito risuonare chiara la posizione del partito: «Sono amareggiato e indignato. Il Pd e i suoi sostenitori sono i primi danneggiati da questa brutta vicenda. Abbiamo immediatamente sospeso Drocchi dal partito e ribadiamo che, in presenza di un minimo segnale, non avremmo mai inserito una persona indagata nelle nostre liste».
Scaricato anche lui. Anche perché di solito il Pd è sempre pronto a puntare l’indice accusatore al minimo sentore di indagine che riguardi l’avversario. Tanto che il coordinatore Pdl Michele Scandroglio ha ricordato al responsabile giustizia del Pd, Andrea Orlando, lo scarso tempismo delle sue dichiarazioni sulla ’ndrangheta in Liguria e i contatti con esponenti del centrodestra. Mentre lui esternava finiva in cella Pronzato. «Scandroglio sa che non ho mai strumentalizzato le vicende giudiziarie e tanto meno quelle che riguardano il fenomeno delle infiltrazioni mafiose, che possono riguardare tutte le forze politiche - prova a correggere il tiro Orlando - La responsabilità a cui mi riferivo nell’intervista in questione è esclusivamente politica ed è quella di aver contribuito a una minimizzazione e sottovalutazione del fenomeno». In questi casi, meglio un’autosospensione. E non parliamo degli altri casi di ladrocinio che hanno interessato la giunta Vincenzi nella gestione degli appalti delle mense, abilmente e immediatamente tacitati dai conniventi media locali

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