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    Cronache da Genova, la Stalingrado d'Italia

martedì 24 maggio 2011

Sindaca e sindacati, gli sciacalli di Fincantieri

Abbiamo visto tutto il gotha del sinistro regime cittadino in prima fila nelle manifestazioni di protesta dei dipendenti Fincantieri. Sindaca e sindacati, osannati e acclamati come i salvatori della patria, non hanno perso la ghiotta occasione di sfruttare il dramma di migliaia di lavoratori per fare la consueta vergognosa  propaganda politica, ma se si è giunti a questo punto i sindacati ed in particolare
i duri della Fiom, nonché i partiti dell’opposizione, e un tempo al governo, devono prendersela con se stessi. Sono loro ad aver affondato i piani di privatizzazione e di collocamento in borsa di parte del capitale della società, dopo che la società era tornata interamente statale, con l’uscita di gruppi bancari costretti a suo tempo a intervenire. Il piano industriale 2007-2011 prevedeva investimenti per 850 milioni di euro, dei quali 600 per ristrutturazione, 250 per acquistare cantieri all’estero. Fincantieri voleva quotare in Borsa il 65% del capitale, ma i sindacati imposero di scendere al 49%, riducendo a 400 milioni i soldi che sarebbero stati ottenuti con la privatizzazione. Non se ne è fatto nulla. Fincantieri non può che ristrutturarsi e dimagrire, in fretta, se vuole sopravvivere. Non si sono alternative, tanto più visto che l’Unione europea non tollererebbe un salvataggio di Stato. E se il piano presentato dalla società (che arriva dopo esteso ricorso alla cassa integrazione) ha un difetto è quello di essere troppo morbido rispetto alla gravità della situazione. I conti economici 2010 (come quelli del 2009) lo confermano: perdite per 124 milioni di euro su ricavi per 2,9 miliardi e nuovi ordini per 1,9 miliardi. Ci si sta «mangiando» il portafoglio ordini e nel farlo ci si perde pure.
Con la loro ostinazione i sindacati e sinistra hanno condannato Fincantieri e compromesso quei posti di lavoro che a parole volevano difendere. Per i sindacati (non tutti, ma la Fiom è dominante tra i lavoratori del gruppo) Fincantieri deve essere statale, perché in questo modo i posti di lavoro sono garantiti, a prescindere. Posto che non c’è alcuna ragione strategica perché la cantieristica sia sotto il controllo statale (compresa quella militare), l’Unione europea non tollera aiuti a carrozzoni cantieristici. Lo sanno gli spagnoli di Navantia e i francesi di Dcns o i cantieri privati tedeschi finiti sotto il controllo degli Emirati Arabi Uniti. La crisi della cantieristica riguarda quindi l’intera Europa. I sindacalisti di Fincantieri si sono sempre opposti a tutto. Anche ai recuperi di efficienza e aumento produttività, con la rinuncia a privilegi assurdi, richiesti dalla azienda. Follie che oggi vengono al pettine.
La questione che ora il governo si trova ad affrontare non riguarda quindi tanto evitare licenziamenti e chiusure, che è oggettivamente impossibile, quanto scongiurare che il caso Fincantieri diventi un nuovo disastro. Vecchia Alitalia docet.

1 commento:

  1. Se c'è una cosa che mi irrita, tra le tante, del governo rosso di Genova è l'uso catartico, ripulente che fa delle tragedie, nel miglior stile napulitano dello scurdammoce o' passato.
    C'è l'alluvione? Certo, con tutta la cementificazione che hanno consentito e che continua agli Erzelli. Ma se provi a dirlo questi subito ti zittiscono con un vabbé adesso non facciamo polemiche! Non c'è lavoro? Crolla la cantieristica? Dai, non è il momento per le accuse!
    E allora quando?
    Quando si dovrebbe ricordare che lo scorso anno Stazioni Marittime chiese un minimo di accoglienza per 40.000 croceristi al mese senza ricevere nemmeno risposta? Allora chiese almeno una striscia rossa per terra che indicasse loro la direzione per i Bus dal terminal ricevendo in cambio solo silenzio? Musso ne fece un'interrogazione in Comune mi risulta ottenendone la stessa risposta. Zero.
    Quando si dovrebbe dire che il giorno in cui l’ad del colosso Carnival venne, caso unico, a Genova la Vincenzi non mandò nemmeno un assessore ad accoglierlo? Non era il caso, allora, di presentarsi tutta sorrisi, quelli che riserva a don Gallo, con Bono e dare l'immagine di città navale a tutto tondo? Forse ci scappava una commessa. Gli americani lo avrebbero fatto (tristezza è che lo avrebbero fatto anche cinesi e coreani).
    E quando dire di Sinistra Ecologia e Libertà che blocca ovunque i porticcioli turistici in Liguria?
    Insomma quando questo gruppo dirigente verrà messo di fronte alla responsabilità delle sue idee che vedono la nautica come nemico del popolo, Briatore un delinquente (ma il mega yacht lo avrà costruito un cantiere, no?) ed i croceristi come disturbatori della quiete araba dei vicoli? E poi si mondano la coscienza con i manifesti tricolore sul rilancio della cantieristica?
    Quando avverrà per l'assessore Margini, che è da sempre l'uomo del Pd allo sviluppo di una città che, da quando c'è lui, ha perso duecentomila residenti e tutte le grandi aziende, last Malacalza?

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