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    Cronache da Genova, la Stalingrado d'Italia

giovedì 19 maggio 2011

Avanti o popolo, senza vergogna

Ora il regime "democratico" che domina la nostra povera citta' s'inventa che l’Italia unita l’ha fatta il Pci. Falce e martello alla testa della spedizione dei Mille, i valori comunisti tra gli ideali del Risorgimento, Bandiera rossa al posto di Fratelli d’Italia per l’inno nazionale. Secondo Comune e Provincia di Genova e Regione Liguria la storia può essere riscritta a piacimento, tanto che i tre loghi degli enti locali compaiono in bella vista su manifesti e inviti per l’inaugurazione della mostra «Avanti o popolo». La mostra, dal sottotitolo Il Pci nella storia d’Italia,  è uno degli eventi di punta
che la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale propone nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità. Unità d’Italia, verrebbe da specificare, non lo storico giornale comunista. Perché a organizzare l’evento ci pensano la «Fondazione istituto Gramsci» che non ha bisogno di presentazioni e la «Fondazione Diesse». Dove «Diesse» sta proprio per l’acronimo del partito pronipote del Pci.
Da oggi e fino al 5 giugno, per l’appunto, i depositari della Kultura a Genova renderanno omaggio al partito che, unico, merita uno spazio nella storia patria. Non c’è in programma una mostra sulla storia della Dc e sull’importanza di De Gasperi. Tantomeno, dal partito socialista fino all’ultimo dei partitini dello zerovirgola che hanno comunque retto lunghi decenni della vita politica nazionale c’è qualcuno che verrà ospitato da Genova. Se si guarda al ruolo svolto e al peso sulla storia, al limite allora bisognerebbe allestire la mostra «Faccetta Nera» dedicata al Partito Fascista. 
Quella di Genova è chiaramente una scelta di campo. La conferma arriva leggendo sul sito della mostra quali siano gli obiettivi che «Avanti o Popolo» si prefigge. «La storia del Pci che qui si racconta è quindi storia dell’Italia nello scenario della storia internazionale del XX secolo», spiegano gli organizzatori. O ancora: «La Repubblica e la Costituzione furono conquiste decisive anche dei comunisti e, cambiando l’Italia, cambiarono anche il Pci. Le lotte per la terra, per la pace, per il lavoro, l’emancipazione femminile, i diritti sociali, la difesa e lo sviluppo della democrazia furono il suo vessillo». Persino sull’asse con l’Urss di Stalin, l’invasione dell’Ungheria, la Primavera di Praga vengono citati come episodi qualsiasi, dopo i quali «il Pci divenne il più grande partito comunista d’Occidente e realizzò un progressivo distacco dal comunismo sovietico». Neppure una minima condanna dell’azione e delle responsabilità del Pci che sosteneva l’Urss.
Ormai è storia? La scontata obiezione sul valore esclusivamente culturale della mostra patrocinata da Palazzo Ducale, Comune, Provincia e Regione, è fatta a pezzetti persino dai primi articoli dello statuto della Fondazione «Diesse», l’organizzatrice, tra le cui finalità c’è quella di «intraprende iniziative volte a promuovere e sostenere il pensiero, la cultura e l’azione politica della sinistra riformista italiana ed europea». Quella attuale, non quella sepolta dalla condanna della storia.

1 commento:

  1. E poi chiamano il Fascismo regime autoritario. E questa cos'e' democrazia liberale? Al confronto Pavolini era un sincero democratico.

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